Il 30 maggio scorso l’edizione internazionale di PC World ha dedicato un lungo e interessante articolo alla comparazione tra i tre maggiori motori di ricerca: Google, Yahoo! e Bing.
La curiosa “sfida” ha riguardato la comparazione di undici diverse qualità dei tre motori di ricerca: l’home page; i risultati della ricerca; la ricerca di un artista musicale; la ricerca di un biglietto aereo; la ricerca di un albergo; il raffinamento dei risultati della ricerca; la ricerca di video; lo shopping online; la ricerca “locale”; la ricerca di informazioni mediche; la ricerca di mappe.
E’ un ottima panoramica sul funzionamento dei tre motori, che mette in luce le peculiarità, i pregi e i limiti dei tre.
E’ da rilevare che nella sfida nessuno dei tre motori di ricerca prevale nettamente sugli altri: Bing prevale nelle aree della home page, della ricerca di un artista musicale, nella ricerca di un biglietto aereo, nella raffinazione dei risultati, nella ricerca video e nella ricerca locale; Yahoo nella ricerca di un albergo, nella ricerca di informazioni mediche, nello shopping online; Google nei risultati della ricerca e nella ricerca di mappe.
Stando a quanto pubblicato oggi in un articolo su Yahoo Finanza, il motore di ricerca di Sunnyvale spende mediamente 90.965 dollari americani al giorno su Google Adwords per pubblicare inserzioni pubblicitarie dirette ai propri domini. Per la precisione, Yahoo! ha pubblicato 102.742 annunci pubblicitari sui risultati di ricerca di Google durante lo scorso mese di aprile.
L’articolista di Yahoo Finanza definisce questa operazione “arbitraggio pubblicitario” (advertising arbitrage).
La media degli acquisti di inserzioni da parte di Yahoo su Google si piazza al quindicesimo posto della classifica, spesso nella seconda pagina dei risultati. Ciò significa, sempre secondo Carlsen, che Yahoo non sta pagando granché per i singoli click. L’idea che se ne deve trarre è che se un utente di Google clicca su un’inserzione di Yahoo e successivamente, dopo aver raggiunto i risultati dello Yahoo Shopping, clicca su un’ulteriore inserzione, quest’ultima deve essere necessariamente assai più remunerativa per il gestore.
E’ una pratica strana ma, a quanto pare, piuttosto comune. La maggioranza dei 100 maggiori inserzionisti di Google la praticherebbe.
Un lettore dell’articolo segnala che il margine di ricavo atteso si attesta intorno al 30%, oltre al ritorno di immagine e popolarità per il marchio acquirente (Yahoo, in questo caso).
Dopo poco più di una settimana dal lancio della versione beta di Bing, i siti finanziari statunitensi hanno pubblicato una serie di articoli sull’andamento delle ricerche del nuovo motore di casa Microsoft.
Robin Wauters di Seeking Alpha, in un articolo intitolato Bing Is Off to a Very Good Start, analizza i recenti dati rilevometrici di comScore, osservando come il boom di visite a Bing paia lungi dall’essersi arrestato per effetto della “curiosità dei primi giorni”. Wauters si ripromette di testare Bing per almeno un mese, e conclude affermando “boy is good to have some real competition in search going, even if just for a short while”.
Analoghe considerazioni si possono leggere nell’articolo Microsoft’s Bing May Suck Less Than Anticipated di Mike Shuster su Minyanville, che prende invece a parametro i dati di statcounter.
Come contraltare, in un articolo pubblicato su Yahoo! Finance da Nicholas Carlson viene messo in evidenza il rischio che sta correndo il motore di Sunnyvale nel farsi sorpassare da Bing: l’amministratrice delegata di Yahoo! Carol Bartz viene richiamata a una maggiore attenzione verso la divisione Search del famoso portale.
* * * Aggiornamento del giorno dopo:
Secondo il Wall Street Journal il successo di Bing è causa del rialzo del prezzo delle azioni Microsoft di questi giorni; Barron’s online riporta che l’Agenzia di rating Standard & Poor’s ha alzato la raccomandazione sul titolo Microsoft da hold a buy, proprio per via del lancio di Bing e dell’annuncio di Windows 7.